mercoledì 3 giugno 2026

 

«Uomini siate, e non pecore matte,

sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!»

Dante Alighieri, Paradiso, canto V.

 

Una giornata, potenzialmente complessa da affrontare, mi si è presentata davanti. Una pioggia scrosciante scivola sui tetti che compongono il mio panorama abituale, il cielo plumbeo e carico di nubi scure incombe sopra le colline in lontananza, eliminando ogni variazione prospettica. Eppure, nonostante questa dinamica immobilità, il vivere seguirà il suo corso, il fare si tradurrà in gesti imprescindibili, che mi porteranno fino al compimento del giorno, senza troppe variazioni sul tema.

Il capovolgimento dei parametri meteorologici è stato graduale, dandomi il tempo di elaborare il cambiamento, ma resta la difficoltà di rinunciare a quel sapore di estate che le splendide giornate, che avevano caratterizzato la settimana precedente, mi avevano lasciato impresso nella mente.

Trovare un algoritmo che possa portarmi ad un impiego del tempo funzionale all’essere si prospetta più arduo anche a causa di uno stato di salute, momentaneamente, non ottimale.

Piccole ritualità quotidiane si sommano le une alle altre originando un fare ordinato e composito, nulla di imprescindibile in vista, l’essere nel mondo non mi avrebbe richiesto alcuna partecipazione attiva, questo è un giorno di passaggio.

Essere nel mondo facendo in modo, per quanto è possibile, di non essere del mondo vuol dire non farsi catturare dalle dinamiche, a geometria variabile, propagandate dal sistema, non farsi coinvolgere dalle distrazioni di massa organizzate, chiamarsi fuori da tutti i fatti che compongono questa potente realtà fantasma. Questo è il solo modo che abbiamo per cogliere l’essenza di quest’epoca opaca e misera che spinge la massa verso l’abbeveratoio della costruzione di una realtà asfittica, un trogolo che in troppi, che credono di essere antisistemici, non disdegnano, si immergono nei fattarelli, ci sguazzano dentro, proponendo letture ardite di scempiaggini per stolti.

Come tanti ignavi danteschi, corrono dietro a vessilli insignificanti, seguono come un gregge inerme qualsiasi inutile bagattella propagandata da ogni tipo di social, guardano persino ignobili programmi televisivi di dibattiti sistemici e ne parlano… La pochezza è tutta qui.

Costoro sono i più fervidi sostenitori di quel sistema che vorrebbero combattere: si sdegnano, si indignano, si agitano, ma ci sono immersi fino al midollo e, come accade nelle sabbie mobili, più si muovono nel pantano, più vi sprofondano dentro. Nessuna prospettiva di uscirne, né per loro né per coloro che continuano a seguirli… «e gli andarono dietro felici di dover annegare»… 

Il sistema ride scompostamente di questi utili fantoccini e del loro arrancare.

Ecco costoro appartengono totalmente al mondo, sebbene credano il contrario e, magari, sono tanto pieni di sé da reputarsi finanche svegli o, addirittura, intelligenti.    



[1] Roberto Vecchioni, Alessandro e il mare.

Nessun commento:

Posta un commento

La diversità fabbricata in serie

  LA DIVERSITÀ FABBRICATA IN SERIE   « Potrei ma non voglio fidarmi di te Io non ti conosco e in fondo non c'è In quello che dic...