venerdì 12 giugno 2026

La diversità fabbricata in serie


 LA DIVERSITÀ FABBRICATA IN SERIE

 

«Potrei ma non voglio fidarmi di te

Io non ti conosco e in fondo non c'è

In quello che dici qualcosa che pensi

Sei solo la copia di mille riassunti

Leggera, leggera si bagna la fiamma

Rimane la cera e non ci sei più»

Samuele Bersani, Giudizi universali.

 

Dalla finestra un cielo azzurro, privo di nubi, si apre ai miei occhi. Sono tornata da un viaggio, fisico e metaforico, che mi ha portato in un’altra città ed ora, dopo una breve permanenza in un altrove, sono di nuovo di fronte al mio abituale panorama, un panorama che mi fa sentire a casa, in tutti i sensi. Immersa nel confortevole ambiente che mi piace ritrovare quando mi allontano. Non è nostalgia, è presenza necessaria, ossigeno vitale.

Alcuni viaggi portano un cambiamento, altri delle conferme.

Quello che compio fuori da me, nel mondo, è, ormai, un percorso surreale in un tempo immobile. A volte, la sensazione che nasce, guardandomi intorno, è quella di essere sospesa: è come trovarsi in mezzo al vuoto. Osservo lo scorrere della vita degli altri e ne resto fuori, ne percepisco l’assenza, ma non l’essenza. Assenza di contatti, nessuna condivisione possibile, assenza di empatia, chiusura totale in un sé ipertrofico popolato di dogmi sociali e culturali che, come tali, non ammettono alcuna messa in discussione possibile.

È un’immersione totale nei luoghi comuni e nella loro banalità, un mondo popolato da stereotipi, fotocopie prodotte in serie, come le merci industriali. Non c’è varietà, non esiste profondità: migliaia di copie della stessa foto. Un’umanità estranea, solo formale. Dov’è la sostanza? Dov’è l’essenza? Dov’è l’essere?

Vedo solo l’archetipo impalpabile, «la copia di mille riassunti», per l’appunto.

Del resto, non è un caso che la produzione in serie abbia avuto il suo boom negli anni ’60, dagli anni del “miracolo economico” parte anche il pensiero in serie: ci si accontenta del sentito dire, del pensiero preconfezionato e preso in prestito, dello slogan ripetuto a pappagallo come una poesia di Natale recitata, in equilibrio precario su una sedia, davanti ai parenti.

Il trionfo del conformismo totale di una serie di stereotipi che si vorrebbero anticonformisti.

La diversità viene guardata di sottecchi, la “diversità” della maggioranza è seriale: quei “diversi” si assomigliano tutti, hanno similitudini che li accomunano, come marchi di fabbrica stampati sul fondo di un qualsiasi prodotto. Un prodotto che, anche quando è artigianale, è identico ad altri mille. Nessuno originalità, nessuna peculiarità.

Un canone che unifica, anche se privo di codice a barre, che fa comprendere immediatamente da dove è uscito. Tutto è scontato, al ribasso. L’ostilità verso il diverso si percepisce anche quando si nasconde dietro un sorriso di circostanza.

Vuoti a perdere riempiti fino all’orlo di massificazione.

sabato 6 giugno 2026


 

 L'AMANTE TRADITA 


«Illusione dolce chimera sei tu

che fai sognare in un mondo di rose tutta la vita

illusione è il profumo che invita

d'una bocca assetata

e la credi baciata»

Aurelio Fierro, Signora Illusione.

 

La luce dei giorni che precedono il solstizio è meravigliosa, unica nel suo splendore e quel tramonto a cui assistevo si componeva di colori tenui che lo rendevano particolarmente ingannevole perché simili a quelli pastello dell’alba. Se non fosse per la certezza di guardarlo ad ovest e per l’ineluttabilità del buio che sarebbe sceso da lì a poco, quei toni avrebbero tratto in inganno il cuore spingendolo ad attendere un nuovo giorno…

Simile a questo abbaio è l’inganno di chi non ha parametri per orientarsi. La mia finestra è aperta a sud: da lì ho visto albe e tramonti, giorni nascere e spegnersi, il sole che determina, con ciclicità, lo scorrere dell’unico tempo misurabile.

Un amico, giorni fa, mi ha detto che la mia critica nei confronti della sinistra dava l’idea dell’atteggiamento dell’amante tradita…

Seguendo questa metafora, affermo che non è assolutamente così.

La mia attitudine è, piuttosto, quella di una moglie che si era illusa, che non si era resa conto, durante i lunghi anni di matrimonio, del fatto che l’uomo, che aveva sposato e a cui aveva dedicato una gran parte della sua vita, fosse un essere abietto. Ho scritto due libri e diversi articoli in cui chiarisco ampiamente il concetto…

Ora da moglie, e non da amante, io mi allontano dall’uomo che ho sposato, non mi limito a criticarlo, per poi continuare a viverci insieme ed illudermi che sia qualcosa di diverso, ne prendo le distanze e chiedo il divorzio, oltretutto per colpa, avendo diritto, altresì, all’annullamento del matrimonio stesso per “errore sull’identità e sulle qualità essenziali del coniuge”.

Lascio alle amanti l’illusione di poterlo cambiare e farlo diventare un uomo probo e retto, che non è mai stato dalla nascita, lascio alle amanti gli occhiali rosa che gli servono per vederlo come un compagno ideale, lascio alle amanti il compito di difendere tutte le sue malefatte, o di minimizzarle, lascio alle amanti l’infingimento, e l’inganno perpetrato per anni ed anni, sempre giustificato, lascio alle amanti il ruolo della difesa dell’indifendibile. Io, che gli sono stata accanto per tanti anni, ho visto chiaramente con chi mi ero sposata, evidentemente chi lo ha frequentato distrattamente o superficialmente, solo perché attratto dall’esteriorità, (devo dire che si presenta come un bell’uomo, estremamente affascinante) non può emettere un giudizio reale su di lui: in coscienza io, al contrario, devo essere leale con me stessa ed ammettere di essere stata ingannata proprio da quell’apparenza così attraente.

La differenza tra me e le amanti è che io non provo alcuna nostalgia, non v’è in me alcuna traccia di sofferenza anzi mi sento finalmente serena: smettere di vivere nell’infingimento è appagante, puoi finalmente guardare la realtà diversamente e costruirti una visione del mondo scevra da scempiaggini e mistificazioni; soprattutto non devi più difendere l’indifendibile.

Certo è stato un momento difficile, la presa di coscienza, del resto lo è sempre, ma aprire gli occhi è il solo modo per vedere: alcuni ci metteranno più tempo, altri non li apriranno mai.

L’illusione e la nostalgia offuscano i sensi e non costituiscono alcuna visione politica, inoltre contribuiscono a costruire falsi parametri interpretativi.

Leggere la storia senza offuscamenti è il primo passo, tutto è scritto per chi sa leggere.

mercoledì 3 giugno 2026

Prossimamente... Ma, intanto, un'anteprima di lettura


Raccontare il mio percorso di disvelamento è una necessità dello spirito che si inquadra nell’unicità di un cammino reale di mutamento, nella fragilità, nell’insicurezza, nel dolore, ma anche nella serenità, nelle gioie immediate, nel ragionamento, nella sintesi, nella presa di coscienza, nell’elezione dell’indispensabile, nell’allontanamento e, contemporaneamente, nel ricongiungimento.  

Un cammino attraverso la mia vita che diviene anche specchio, spesso, di quella degli altri per interdipendenza, perché non siamo monadi, isole scollegate, ma energia animica che fluisce condivisa attraverso quei rapporti che creano legami stabili e duraturi, necessari a portare avanti l’esperienza di un vivere che si distacchi dal mero sopravvivere. È un percorso di condivisione, quindi, ma anche personale: la storia di un viaggio, un divenire che si fa essere.

Presagi e musica si fondono insieme caratterizzando lo scorrere di un tempo breve, ma fondamentale, da cui si evincono passaggi chiave individuali ma, al tempo stesso, universali nella loro verità, all’interno della sincerità di un racconto che non è mai pretestuoso o costruito per piacere, ma fatto per comunicare. 

 

«Uomini siate, e non pecore matte,

sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!»

Dante Alighieri, Paradiso, canto V.

 

Una giornata, potenzialmente complessa da affrontare, mi si è presentata davanti. Una pioggia scrosciante scivola sui tetti che compongono il mio panorama abituale, il cielo plumbeo e carico di nubi scure incombe sopra le colline in lontananza, eliminando ogni variazione prospettica. Eppure, nonostante questa dinamica immobilità, il vivere seguirà il suo corso, il fare si tradurrà in gesti imprescindibili, che mi porteranno fino al compimento del giorno, senza troppe variazioni sul tema.

Il capovolgimento dei parametri meteorologici è stato graduale, dandomi il tempo di elaborare il cambiamento, ma resta la difficoltà di rinunciare a quel sapore di estate che le splendide giornate, che avevano caratterizzato la settimana precedente, mi avevano lasciato impresso nella mente.

Trovare un algoritmo che possa portarmi ad un impiego del tempo funzionale all’essere si prospetta più arduo anche a causa di uno stato di salute, momentaneamente, non ottimale.

Piccole ritualità quotidiane si sommano le une alle altre originando un fare ordinato e composito, nulla di imprescindibile in vista, l’essere nel mondo non mi avrebbe richiesto alcuna partecipazione attiva, questo è un giorno di passaggio.

Essere nel mondo facendo in modo, per quanto è possibile, di non essere del mondo vuol dire non farsi catturare dalle dinamiche, a geometria variabile, propagandate dal sistema, non farsi coinvolgere dalle distrazioni di massa organizzate, chiamarsi fuori da tutti i fatti che compongono questa potente realtà fantasma. Questo è il solo modo che abbiamo per cogliere l’essenza di quest’epoca opaca e misera che spinge la massa verso l’abbeveratoio della costruzione di una realtà asfittica, un trogolo che in troppi, che credono di essere antisistemici, non disdegnano, si immergono nei fattarelli, ci sguazzano dentro, proponendo letture ardite di scempiaggini per stolti.

Come tanti ignavi danteschi, corrono dietro a vessilli insignificanti, seguono come un gregge inerme qualsiasi inutile bagattella propagandata da ogni tipo di social, guardano persino ignobili programmi televisivi di dibattiti sistemici e ne parlano… La pochezza è tutta qui.

Costoro sono i più fervidi sostenitori di quel sistema che vorrebbero combattere: si sdegnano, si indignano, si agitano, ma ci sono immersi fino al midollo e, come accade nelle sabbie mobili, più si muovono nel pantano, più vi sprofondano dentro. Nessuna prospettiva di uscirne, né per loro né per coloro che continuano a seguirli… «e gli andarono dietro felici di dover annegare»… 

Il sistema ride scompostamente di questi utili fantoccini e del loro arrancare.

Ecco costoro appartengono totalmente al mondo, sebbene credano il contrario e, magari, sono tanto pieni di sé da reputarsi finanche svegli o, addirittura, intelligenti.    



[1] Roberto Vecchioni, Alessandro e il mare.

martedì 2 giugno 2026

"Ci sono novità ci sono notti

Che per niente al mondo cambiereiCi sono novità e tutto quello cheCi porteràQuesto stare leggeri e presentiCantando fuori dal coroQueste voci poco distanti fuori dal coro"
Cristiano de André, Dietro la porta.

Un tempo anomalo si percepisce nel cielo pannoso, di un azzurro pallido, che si apre ai miei occhi dall'inquadratura sfocata della finestra. Dopo il caldo, che ha caratterizzato i giorni precedenti, questo tempo improbabile ed indeciso sembra avere il compito di ricordare ai sensi che la primavera ancora regna incontrastata. Un giorno pigro ed indolente sembra prospettarsi all'orizzonte.
 
Sono ormai lontanissimi i ricordi di un'altra epoca, quella in cui ancora si era convinti di poter interagire con la realtà, creare condivisioni esplorando il Politico: l'ego individuale aveva reso impraticabile questa strada, almeno quanto il gregariato asfittico...un tentativo andato a vuoto, fallito ancora prima di iniziare a svilupparsi e, forse, data la fisionomia scialba dei tempi, era stato meglio così, mi piace pensare che, chi aveva sabotato, alla fine, probabilmente senza esserne minimamente cosciente, mi aveva fatto un lungimirante favore.
 
Abbandonare quella strada senza uscita, ha recato con sé un profondo cambiamento, mi ha permesso di intraprendere un cammino di crescita e disvelamento che, certamente, mi sta portando più lontano, in un luogo in cui l'essere domina sul fare e sull'avere, dentro una cornice di verità, ovvero quello che non è nascosto.

L'allontanamento dal Politico, ormai esplorato e compreso a fondo, in ogni suo interstizio più recondito, apre nuove prospettive al vivere, abbandonata la finzione racchiusa nel ruolo a soggetto che si recita in un patetico gioco delle parti, si approda, lentamente ad un essenza scevra da infingimenti, da emozioni negative che sono sempre a perdere: rancore, rabbia e rivalsa diventano orpelli inutili ed ingombranti, almeno laddove l'incertezza lascia spazio alla presa di coscienza ed ogni passo che si compie è una piccola pietra che contribuisce alla costruzione della propria visione del mondo.

Sto entrando, finalmente, nella vita Ad occhi aperti, il racconto si fa divenire e la musica, che è il sottofondo di ogni istante, preannuncia il giorno e lo definisce.  
 



La diversità fabbricata in serie

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